Escape room: Dante il vero maestro

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

L’incipit della Divina Commedia è chiarissimo: il poeta si trova in una situazione di smarrimento dalla quale non sa come uscire. Per questo dico che, se parliamo di escape room, Dante è il vero maestro da seguire.escape room dante

Proviamo ad immedesimarci in lui: la sua amata Firenze non lo riconosce più come proprio cittadino, dunque lo esilia; è in preda ad una crisi di mezza età – tipica dell’uomo medievale tanto quanto dell’uomo moderno -; e la sua bella Beatrice altrui saluta, quindi è chiarissimo che di speranze gliene restano poche.

Capite bene che la definizione inferno dantesco è quanto di più adeguato si possa trovare per descrivere questa condizione.

Ed è il poeta stesso a raccontarci quanto fosse in crisi, senza però chiudere del tutto lo spazio per la speranza:

Tant’è amara che poco è più morte;

ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Il dramma interiore di Dante lo spinge sì a sentirsi perso, senza speranza e vicino alla morte, ma riconosce comunque qualcosa di bello e significativo, proprio perchè, oltre alla propria disperazione e al proprio timore, scorge altre cose.

NuvoleE ora ditemi, non è forse questo lo stato emotivo che si trova a vivere chi si dispone ad iniziare un’escape room? Dante è maestro, vedete?

Ma non è solo l’incipit ad accomunare il poeta fiorentino ad un ipotetico giocatore: lo svolgimento stesso della vicenda è sostanzialmente comune. Da una parte c’è chi si trova ad attraversare, consequenzialmente, tre dimensioni ultraterrene; dall’altra, c’è chi è chiamato ad “aprire” una stanza dopo l’altra per tentare di raggiungere una meta.

Per entrambi si tratta di un viaggio fatto di incontri, momenti di sconforto, piacevoli sorprese e crescita personale.

A nessuno dei due l’ingegno basta, piuttosto l’esito positivo della loro avventura è frutto di collaborazione, di fiducia, di abbandono di sé, non prendendo le distanze dal mondo in cui si trovano catapultati, ma provando ad abitarlo per davvero.

Dante, padre della lingua italiana, può dunque anche essere considerato il progenitore di chi vuole cimentarsi nella soluzione di un’escape room. Smarrimento, incapacità di immaginare come procedere, stupore per una soluzione inaspettata: sono questi sentimenti che hanno accompagnato il poeta fiorentino nel suo cammino di redenzione.

Voi sareste disposti a seguire le sue orme? Perché è proprio di questo che stiamo parlando.

PoesiaE’ facile sentirsi dei piccoli Dante quando, per il compleanno della fidanzata, ci si trova a scrivere – magari su un biglietto confezionato – auguri con tutto il cuore a te che sei il mio amore. Piccola postilla: nel caso lo faceste, non stupitevi se, dopo questo, anche lei comincia a salutare altrui…

Ora la questione è decisamente semplice: c’è qualcuno desideroso di mettersi in gioco, di iniziare una nuova avventura alla scoperta dell’ignoto, provando ad affrontare la nostra escape room? Dante ne sarebbe orgoglioso!

Dunque, se vi sentite un po’ poeti, un po’ smarriti, un po’ avventurieri (e anche un po’ desiderosi di divertirvi), non perdete altro tempo e cliccate qui!

Vedrete che anche voi, come Dante, arriverete a dire, con estrema soddisfazione, queste parole:

A l’alta fantasia qui mancò possa; 

ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, 

sì come rota ch’igualmente è mossa, 

l’amor che move il sole e l’altre stelle.